Dal Basso all’Alto Vicentino, passando per il territorio di Bassano del Grappa, la cimice asiatica nel 2017 si è moltiplicata in maniera esponenziale attaccando tutti i frutteti, compiendo veri e propri disastri. In particolare la Halyomorpha halys, questo il nome scientifico dell’insetto arrivato dall’Asia, ha devastato quest’estate pesche, pere, mele e soia, con perdite mediamente del 50% del raccolto, che in certi casi hanno toccato però punte molto più alte.

Pesche macero

Terenzio Sartori, del settore frutticoltori di Confagricoltura Vicenza, ha perso il 100% del raccolto nei suoi 2 ettari di frutteto biologico a Quinto Vicentino: “Quest’estate ho dovuto buttare tutte le pesche nella concimaia – dice -. Le cimici hanno succhiato il tessuto dei frutti in formazione, causando un effetto sughero con deformazione e marcescenza. La stessa cosa è accaduta con le ciliegie, rese immangiabili e invendibili. Speravo che si salvassero almeno le mele, invece anche lì è stato un disastro. Ho perso quasi tutto il raccolto di Gala estive e delle Fuij. Sono riuscito a venderne una piccola parte per il succo, ma è un’annata che si chiude in perdita. Purtroppo non esistono assicurazioni che coprono il danno”.

Ad oggi non ci sono sistemi davvero efficaci per affrontare quella che è una vera e propria emergenza: “Non esistono prodotti per debellare il flagello, né insetti antagonisti con efficacia testata – spiega Sartori -. Quello che mi preoccupa non è solo il presente, ma il futuro. Le cimici nel giro di un paio di anni si sono propagate in maniera esponenziale e l’anno prossimo sarà peggio. Come riusciremo a difenderci? I tecnici dicono che non c’è rimedio, se non le reti a maglia fine che arrivano a terra e riescono ad arginare in parte il problema. Un ulteriore costo, che tuttavia dovrò affrontare, sperando che funga da deterrente”.

L’invasione delle cimici ha causato danni in tutto il territorio e a tutte le colture, dagli ulivi di Pove alle colture di soia, dalle pere ai kiwi, ai pomodori, ai peperoni e ai fagiolini. Andrea Cavazza, vicepresidente e vitivinicoltore di Confagricoltura Vicenza, conferma che le cimici hanno iniziato a propagarsi anche nei vigneti: “Nella zona di Brendola hanno trovato le cimici su alcuni grappoli d’uva. Per ora il fenomeno è limitato, però gli insetti si stanno diffondendo e temiamo per le future vendemmie”.

Originaria dell’estremo Oriente, la cimice asiatica è arrivata negli Stati Uniti nel 2010, causando danni alle produzioni agricole per 37 milioni di dollari. In Italia è giunta successivamente, seguendo le vie commerciali, intrufolandosi in scatoloni, cassette e bancali. Nel 2016 la cimice asiatica, che si riproduce quattro volte tanto quella nostrana, ha procurato un danno stimato dal 20 al 40 per cento della produzione al comparto delle pere emiliano. La Halys non ha antagonisti naturali: sverna nelle case e negli anfratti riparati, quindi da marzo a fine estate continua a fare uova e si riproduce in maniera massiccia. Una cimice può fare fino a 200 uova e si sposta velocemente, in sciame, percorrendo anche cinque chilometri al giorno.

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