I produttori di Confagricoltura Veneto accolgono con grande soddisfazione l’annuncio della rimozione del blocco delle importazioni di carne bovina fresca italiana da parte della Cina. Un blocco che durava da 16 anni a causa della Bse, encefalopatia spongiforme bovina, per la quale in realtà l’Italia è classificata come “trascurabile” dal 2013.

Mucche

“Lo sblocco apre interessanti prospettive per il settore bovino – commenta Enrico Pizzolo, presidente di Confagricoltura Vicenza e della sezione regionale Bovini da carne di Confagricoltura Veneto -. La Cina può diventare un importante mercato per le nostre esportazioni, ridando slancio a un settore che negli ultimi anni è stato falcidiato dalla crisi e dalla riduzione dei consumi di carne rosse, che si attestano sotto i 19 chili pro capite annui rispetto ai 25 chili di dieci anni fa. Il mercato asiatico potrebbe essere un volano per gli allevamenti veneti, che si contraddistinguono per l’alto standard di produzione e la qualità e la salubrità delle carni. Stiamo già notando qualche timido segnale di ripresa, che ci fa ben sperare: i prezzi del Cherolaise e del Limousine, le due razze principali che importiamo dalla Francia, sono saliti rispettivamente a 2,75 euro e 2,86 euro al chilo”.

Un segnale positivo sul fronte del commercio internazionale, che segue il parziale sblocco delle carni suine e dei prodotti derivati che ha contribuito all’impennata delle esportazioni agroalimentari, aumentate del 17% del 2017. In Veneto sono circa 8.500 gli allevamenti con prevalente indirizzo da carne, molti dei quali di piccole dimensioni, che fanno della regione il maggior produttore nazionale di carni rosse. Nel 2016 la produzione di carne bovina è stata di 185.000 tonnellate (dati di Veneto Agricoltura su base Istat), per un valore della produzione di 435 milioni di euro.

La prima provincia nella produzione di carne bovina è Verona, seguita da Padova, Treviso, Vicenza, Rovigo, Venezia e Belluno. Il settore è molto importante in Veneto sia per l’agricoltura, perché i cereali prodotti in regione vengono in gran parte consumati negli allevamenti, sia per l’indotto legato a mangimifici, concerie, macelli, trasporti, macellerie, servizi.

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